Ormai da tre anni impegnati nel progetto di alternanza scuola-lavoro noi studenti della classe 5F del Liceo scientifico “P.S. Mancini” di Avellino abbiamo avuto modo di esplorare e approfondire la sempre più attuale relazione tra nuove tecnologie e beni culturali. Nel corso delle nostre attività abbiamo incontrato la realtà del Distretto ad Alta tecnologia per i Beni Culturali della Campania (DATABENC), con i suoi numerosi progetti, i suoi partner aziendali e le diverse e competenti risorse professionali.

Uno dei prodotti di Databenc che abbiamo conosciuto direttamente è HETOR: si tratta di un progetto pilota nato dalla collaborazione tra il Distretto e il progetto europeo Horizon 2020 “ROUTE-TO-PA” (Raising Open and User-friendly Transparency-Enabling Technologies fOr Public Administrations)” coordinato dal prof. Vittorio Scarano, docente presso il Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Salerno.

Il progetto si propone di stimolare le comunità locali a co-creare Open Data sul Patrimonio Culturale, per migliorare la quantità e la qualità dei dati disponibili riguardanti la conservazione e la valorizzazione delle risorse del territorio locale. I dati aperti sono dati liberamente accessibili a tutti, generati in prevalenza dalle Pubbliche Amministrazioni e dalle comunità locali di riferimento e riutilizzabili dagli utenti.

Centro ICT dell'Università di Salerno

ROUTE-TO-PA fornisce a questo scopo la piattaforma sociale collaborativa SPOD (Social Platform for Open Data) che raccoglie sia dati diffusi dalle istituzioni sia dati forniti tramite la partecipazione di associazioni e cittadini che co-creano e discutono open data sulla piattaforma che si presenta come un social network.

 

Rispetto ai tradizionali social network, le discussioni sono organizzate in “Stanze Pubbliche”, raggruppate nell‘Agora, dove è possibile incontrare e comunicare con utenti interessati allo stesso tema ed organizzare la strutturazione dei dati. Nelle varie stanze gli utenti possono postare commenti ed esprimere il proprio giudizio sulle opinioni altrui. Successivamente la discussione si sposta nella sezione “Co-creazione”, in cui gruppi ristretti di utenti possono creare nuovi dataset.

Il dataset è organizzato come un foglio di calcolo su cui possono lavorare contemporaneamente più utenti: esso contiene una grande quantità di dati relativi a un certo argomento, che si presentano “grezzi” (parole, numeri, coordinate geografiche, immagini, link…). Affinché essi possano raccontare concretamente una storia o l’andamento di un fenomeno è necessario costruire delle datalet, ossia rappresentazioni grafiche inetrattive (tabelle, mappe, istogrammi, grafici a torta ecc.) di un particolare aspetto del dataset.
Ogni utente ha inoltre a disposizione uno spazio personale, denominato “Spazio privato”, in cui è possibile aggiungere datalet, indirizzi web e note da riutilizzare successivamente nelle discussioni.

In particolare la nostra esperienza con SPOD si è svolta presso il centro ICT dell’Università degli studi di Salerno ed è stata contraddistinta dalla presenza di molte professionalità, tra cui le nostre docenti Gilda Guerriero e Virgilia Guerriero, l’esperto di informatica il professore Vittorio Scarano, i collaboratori dell’ISIS lab Gianluca Santangelo e Pina Palmieri e da molti esperti di beni culturali.
Inizialmente abbiamo lavorato su due percorsi di ricerca – il casellario politico centrale della Provincia di Avellino e i Marchi di fabbrica registrati nella stessa Provincia – i cui dataset erano già presenti in parte sulla piattaforma. Dopo aver fatto un po’ di pratica con l’uso di SPOD ci siamo dedicati al completamento e alla revisione delle informazioni ricavandone le prime datalet sull’argomento da approfondire, condividendole poi nella stanza di co – creazione con l’intero gruppo di lavoro.
L’ultima parte del lavoro si è incentrata sulla scelta delle datalet più significative al fine di commentarle e produrre un articolo finale destinato alla pubblicazione su HETOR.

Il lavoro con Hetor si è intrecciato anche con la nostra esperienza al Museo Irpino di Avellino, durante la quale abbiamo raccolto ulteriori dati sulle epigrafi e sugli altri reperti presenti nel museo riguardanti il culto della Dea Mefite. Successivamente abbiamo riportato questi dati sulla piattaforma creando un dataset ex novo e ricavando da esso le datalet utili alla pubblicazioni di due nuovi articoli dal titolo “Leggere il passato…” e “La Mefite al Museo Irpino”.

Infine i lavori realizzati dai vari gruppi sono stati condivisi online sul blog WordPress del Liceo Mancini.
Abbiamo in questo modo realizzato il fine ultimo di Hetor: trasformare una serie di dati apparentemente interminabile e priva di un significato ben preciso in una storia da raccontare, condivisibile sulla rete e fruibile da chiunque. Ecco quindi come avviene concretamente la coesione tra tecnologia e patrimonio culturale.

L’esperienza dal nostro punto di vista è stata molto formativa in quanto abbiamo acquisito nuove competenze riguardo l’informatica e i beni culturali, collaborato con diverse figure professionali e ci siamo immersi pienamente nelle dinamiche aziendali. Inoltre riteniamo che tale esperienza sia fondamentale per l’ingresso nel mondo del lavoro e per l’orientamento universitario. Nell’attuale società dell’informazione saper comunicare rappresenta un’abilità di fondamentale importanza e questo percorso di alternanza ci ha permesso di svilupparla e metterla in pratica.

Ecco l’elenco completo degli articoli che abbiamo prodotto:

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